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	<title>Rubriche sicurezza alimentare &#8211; STUDIOTRE</title>
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	<description>Consulenza e formazione nell’ambito della sicurezza sul lavoro</description>
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	<title>Rubriche sicurezza alimentare &#8211; STUDIOTRE</title>
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		<title>SICUREZZA ALIMENTARE: RICONVERSIONE DEGLI SCARTI ALIMENTARI IN MODO EFFICACE E SOSTENIBILE</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Mar 2022 10:48:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rubriche sicurezza alimentare]]></category>
		<category><![CDATA[HACCP]]></category>
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					<description><![CDATA[I ricercatori dell&#8217;Università statale dell&#8217;Oregon, in uno studio pubblicato su Food and Bioproducts Processing, hanno analizzato e spiegato in che modo è possibile riconvertire gli scarti alimentari in modo efficace e sostenibile, fornendo prodotti finali di largo impiego. Partendo dagli scarti delle mele utilizzate per la realizzazione dei succhi, (tra il 25 e il 30% [&#8230;]]]></description>
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<p>I ricercatori dell&#8217;Università statale dell&#8217;Oregon, in uno studio pubblicato su <em>Food and Bioproducts Processing</em>, hanno analizzato e spiegato in che modo è possibile riconvertire gli scarti alimentari in modo efficace e sostenibile, fornendo prodotti finali di largo impiego. Partendo dagli scarti delle mele utilizzate per la realizzazione dei succhi, (tra il 25 e il 30% del loro peso), hanno dimostrato che, con opportune aggiunte, è possibile trasformarli in materiali pregiati come quelli per il packaging alimentare, oggi ancora più richiesto, a causa la crescente diffusione del cibo da asporto. I ricercatori hanno risolto il problema della permeabilità all&#8217;acqua della buccia e degli altri scarti delle mele, incorporando polimeri e composti con caratteristiche per migliorare la resistenza all’acqua e applicando rivestimenti super-idrofobici alla superficie del prodotto.</p>



<p>Ovviamente il metodo e il prodotto ottenuto sono stati subito brevettati; un colosso come Coca-Cola si è impegnato a impiegare almeno il 25% di contenitori riutilizzabili entro il 2030. Anche Nestlé sta aumentando la quantità di packaging riciclabile.</p>



<p>Un altro studio, uscito su Chemical Science, produce un risultato completamente diverso. In questo caso i ricercatori del Politecnico Federale di Losanna e dell’Istituto di ingegneria dei sistemi dell’Università delle scienze applicate della Svizzera occidentale di Valais, hanno trovato il modo per sottoporre gli scarti, in questo caso di banana, a una reazione rapida di riscaldamento con lampade allo xeno (fotopirolisi). L’esito finale è la produzione di prezioso syngas (una miscela di gas che contiene monossido di carbonio, idrogeno e metano) da usare come fonte di energia, e di un materiale organico chiamato biochar composto da carbonio poroso che, a sua volta, può essere bruciato, o usato come fertilizzante.</p>



<p>Da un chilo di biomassa secca da bucce di banana si ottengono 100 litri di idrogeno e 330 grammi di biochar, vengono inoltre generati anche monossido di carbonio e alcuni idrocarburi leggeri. Tutto questo fornisce complessivamente una produzione netta di energia di 4,09 megajoule. A rendere il metodo ancora più promettente, c’è il fatto che è stato sperimentato con successo anche con altri materiali, come gli scarti del mais e del caffè, le bucce di arancia e i gusci delle noci di cocco essiccati e macinati.</p>
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		<title>GESTIONE DELLE ECCEDENZE ALIMENTARI</title>
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		<dc:creator><![CDATA[studio3job]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 31 Jan 2022 15:57:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rubriche sicurezza alimentare]]></category>
		<category><![CDATA[HACCP]]></category>
		<category><![CDATA[SICUREZZA]]></category>
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					<description><![CDATA[Con la legge 166/2016 è stata introdotta la necessità di sensibilizzare il consumatore e le Istituzioni sul tema della riduzione degli sprechi attraverso una serie di strumenti, tra cui il recupero e la donazione delle eccedenze alimentari a fini di solidarietà sociale. La FAO stima gli sprechi alimentari in 1,3 miliardi di tonnellate all’anno, considerando l’intera filiera [&#8230;]]]></description>
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<p>Con la<strong> legge 166/2016</strong> è stata introdotta la necessità di sensibilizzare il consumatore e le Istituzioni sul tema della riduzione degli sprechi attraverso una serie di strumenti, tra cui il recupero e la donazione delle eccedenze alimentari a fini di solidarietà sociale. La <strong>FAO</strong> stima gli sprechi alimentari in 1,3 miliardi di tonnellate all’anno, considerando l’intera filiera produttiva.<br>In Italia, secondo la ricerca <em>&#8220;Surplus Food Management Against Food Waste. Il recupero delle eccedenze alimentari. Dalle parole ai fatti&#8221;</em> promossa dal Politecnico di Milano e dal Banco Alimentare, sono 5,6 milioni le tonnellate di cibo prodotte in eccedenza in un anno lungo la filiera agroalimentare italiana, dai campi al consumatore finale, di cui 5,1 milioni divengono spreco.<br><br>La Legge n. 166 del 19/08/2016 si pone con l’obiettivo di ridurre gli sprechi nelle fasi di produzione, trasformazione, distribuzione e somministrazione di prodotti alimentari attraverso:</p>



<ul><li>il recupero e la donazione delle eccedenze alimentari a fini di solidarietà sociale;</li><li>la limitazione degli impatti negativi sull&#8217;ambiente e sulle risorse naturali mediante azioni volte a ridurre la produzione di rifiuti e a promuovere il riuso e il riciclo al fine di estendere il ciclo di vita dei prodotti;</li><li>la riduzione delle quantità dei rifiuti biodegradabili avviati allo smaltimento in discarica;</li><li>il contributo ad attività di ricerca, informazione e sensibilizzazione dei consumatori, con particolare riferimento alle giovani generazioni.</li></ul>



<p>Affinché ciò sia possibile, è necessaria una sistematizzazione e formalizzazione del processo di gestione delle eccedenze; deve, inoltre, esistere un sistema di controllo per la misura e la gestione del fenomeno e occorre monitorare e tracciare la filiera del processo di conferimento dell’eccedenza.</p>
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		<title>SICUREZZA ALIMENTARE: FRODI ALIMENTARI SUI PRODOTTI VEGETALI</title>
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		<dc:creator><![CDATA[studio3job]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Oct 2021 13:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rubriche sicurezza alimentare]]></category>
		<category><![CDATA[HACCP]]></category>
		<category><![CDATA[SICUREZZA]]></category>
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					<description><![CDATA[Per frode alimentare si intende la produzione ed il commercio di alimenti non conformi alle normative vigenti. Le frodi alimentari possono essere di due tipi sanitarie e commerciali. Frodi sanitarie: sono le azioni compiute che rendono nocivo un alimento e costituiscono un pericolo per la salute pubblica. Frodi commerciali: non vi è alterazione della qualità [&#8230;]]]></description>
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<p>Per<a href="https://www.studio3job.it/sicurezza-alimentare-frodi-alimentari/"> <strong>frode alimentare</strong></a> si intende la produzione ed il commercio di alimenti non conformi alle normative vigenti. Le frodi alimentari possono essere di due tipi sanitarie e commerciali.</p>



<ul><li><strong><em>Frodi sanitarie</em></strong>: sono le azioni compiute che rendono nocivo un alimento e costituiscono un pericolo per la salute pubblica.</li><li><strong><em>Frodi commerciali</em></strong>: non vi è alterazione della qualità dell’alimento tale da renderlo nocivo, ma un illecito profitto a danno del consumatore per differenti dichiarazioni circa la quantità o la provenienza.</li></ul>



<p>Negli ultimi anni è diventato sempre più importante individuare le frodi&nbsp;alimentari sui <strong>prodotti vegetali</strong>.</p>



<p>L’internazionalizzazione delle merci ha fatto sì che il numero di truffe di questo tipo si moltiplicassero: vengono venduti prodotti che hanno origini incerte come pregiati, associati a uno specifico territorio.</p>



<p>Per contrastare&nbsp;il fenomeno delle frodi si cerca di mettere a punto metodi di analisi rapidi, facili da utilizzare e affidabili. Come riferito su&nbsp;<a href="https://www.nature.com/articles/s41598-021-96722-9" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><em>Scientific Reports</em></a>, un programma studiato per anni dagli esperti dell’Università di Basilea, in Svizzera, basato sull’analisi del rapporto di due isotopi dell’ossigeno (O18 e O16), potrebbe avvicinare di molto l’obiettivo. Infatti, il sistema tiene conto dei dati meteorologici della zona di interesse quali temperatura, precipitazioni, umidità e della stagionalità delle piante, arrivando così a definire un profilo isotopico estremamente specifico, e basandosi solo su dati accessibili al pubblico. Una volta implementato e costantemente aggiornato per la specie oggetto di indagine può consentire di capire, con ottimi margini di affidabilità, se in un certo prodotto la pianta è presente, oppure se ne contiene un’altra, cresciuta in tutt’altra zona del mondo.</p>



<p>Per giungere a questo risultato, i ricercatori elvetici hanno validato il loro metodo confrontando il modello con una banca dati di oltre 150 campioni di fragole raccolti in diversi Paesi europei (soprattutto Finlandia, Germania, Gran Bretagna, Svezia più un paio di campioni provenienti dalla Spagna e dal Marocco) nella stagione del raccolto naturale, compresa tra maggio e agosto, nel corso di 11 anni, tra il 2007 e il 2017. Gli autori hanno così confermato che il modello ha un’ottima capacità predittiva. Con semplici adattamenti potrebbe essere impiegato per le più diverse piante che crescono all’aperto o comunque non in condizioni isolate dall’ambiente esterno. Il metodo, oltre a non richiedere alcuna sostanza inquinante, è anche molto economico, proprio perché basato su dati accessibili a chiunque, e per questo potrebbe essere adottato anche da Ong che lavorano per tutelare le produzioni locali.</p>
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		<title>SICUREZZA ALIMENTARE: CORONAVIRUS E ALIMENTI</title>
		<link>https://www.studio3job.it/sicurezza-alimentare-coronavirus-e-alimenti/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=sicurezza-alimentare-coronavirus-e-alimenti</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[studio3job]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Aug 2021 14:02:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rubriche sicurezza alimentare]]></category>
		<category><![CDATA[HACCP]]></category>
		<category><![CDATA[SICUREZZA]]></category>
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					<description><![CDATA[Un documento del Comitato Nazionale per la Sicurezza Alimentare afferma che dall’inizio della pandemia&#160;da Coronavirus non sono stati segnalati casi di trasmissione di SARS-CoV-2 tramite il consumo di cibo crudo o cotto e non ci sono prove che gli imballaggi contaminati trasmettano l’infezione. “In condizioni normali, non ci sono prove che gli imballaggi contaminati trasmettano [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Un documento del Comitato Nazionale per la Sicurezza Alimentare afferma che dall’inizio della pandemia&nbsp;da Coronavirus non sono stati segnalati casi di trasmissione di SARS-CoV-2 tramite il consumo di cibo crudo o cotto e non ci sono prove che gli imballaggi contaminati trasmettano l’infezione.</p>



<p><strong>“</strong>In condizioni normali, non ci sono prove che gli imballaggi contaminati trasmettano l’infezione e il rischio di contagio del virus attraverso i materiali, il packaging e le superfici a contatto con gli alimenti appare trascurabile”, quindi finora non sono disponibili evidenze scientifiche circa la trasmissione del virus attraverso oggetti e superfici contaminate a contatto con gli alimenti, che possano far ritenere la presenza del SARS-CoV- 2 sul packaging un fattore di rischio per la salute. A casa, dunque, non è necessario disinfettare gli involucri che contengono gli alimenti ma è bene lavare le mani dopo aver manipolato le confezioni. Mentre le temperature utilizzate per la cottura dei cibi sono sufficienti per inattivare il coronavirus; il lavaggio con solo acqua potabile sembra essere sufficiente per sanificare frutta e verdura.</p>



<p>Il processo di trasmissione non si può escludere quando il contatto con superfici contaminate è associato al contatto con le mucose (occhi, bocca, naso), anche se il rischio potenziale di contrarre la patologia dal packaging a contatto con alimenti appare molto basso.&nbsp;</p>



<p>Nel documento vengono ribadite le principali misure di prevenzione che i lavoratori dedicati alla distribuzione e vendita degli alimenti devono applicare, cioè il distanziamento fisico, la buona igiene personale con frequente lavaggio delle mani e l’applicazione delle generali regole per l’igiene degli alimenti. Inoltre, vengono ribadite anche le misure di prevenzione adottate dai consumatori mentre si fa la spesa: mantenere la distanza di almeno 1 metro e mezzo tra le persone; sanificare il carrello o il cestino e le mani prima e dopo l’utilizzo del carrello o del cestino e/o proteggere le mani con guanti da eliminare in appositi contenitori finita la spesa; indossare la mascherina correttamente per tutto il tempo di permanenza nel punto vendita.</p>



<p>Il Comitato conclude dicendo che oggi è più probabile che un lavoratore alimentare infetto diffonda il virus attraverso la trasmissione da persona a persona piuttosto che con cibo contaminato o materiale di confezionamento alimentare. “Il coronavirus rappresenta quindi una questione di sicurezza sul lavoro e protezione della salute dei dipendenti piuttosto che di contaminazione alimentare”.</p>



<div class="wp-block-file"><a href="https://www.studio3job.it/wp-content/uploads/2021/08/IL_PARERE_DEL_CNSA.pdf">IL_PARERE_DEL_CNSA</a><a href="https://www.studio3job.it/wp-content/uploads/2021/08/IL_PARERE_DEL_CNSA.pdf" class="wp-block-file__button" download>Download</a></div>
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		<item>
		<title>SICUREZZA ALIMENTARE: CONO GELATO, IN COSA SI DIFFERENZIANO I PRODOTTI CONFEZIONATI PIU’ VENDUTI?</title>
		<link>https://www.studio3job.it/sicurezza-alimentare-cono-gelato-in-cosa-si-differenziano-i-prodotti-confezionati-piu-venduti/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=sicurezza-alimentare-cono-gelato-in-cosa-si-differenziano-i-prodotti-confezionati-piu-venduti</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[studio3job]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Jul 2021 14:03:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rubriche sicurezza alimentare]]></category>
		<category><![CDATA[HACCP]]></category>
		<category><![CDATA[SICUREZZA]]></category>
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					<description><![CDATA[Con l’arrivo dell’estate i frigoriferi dei supermercati si riempiono di granite, ghiaccioli e gelati i cui consumi raggiungono il picco proprio in questa stagione. Ogni anno vengono presentate nuove proposte a partire dal classico Cornetto Algida, senza dubbio uno dei coni più venduti e consumati da grandi e piccini. Da un recente confronto fra alcuni [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Con l’arrivo dell’estate i frigoriferi dei supermercati si riempiono di granite, ghiaccioli e gelati i cui consumi raggiungono il picco proprio in questa stagione. Ogni anno vengono presentate nuove proposte a partire dal classico Cornetto Algida, senza dubbio uno dei coni più venduti e consumati da grandi e piccini.</p>



<p>Da un recente confronto fra alcuni coni gelato (Cornetto Algida classico, cono Cinque stelle Sammontana, cono a marchio Esselunga, cono alla panna Coop, quello Grom e cono Valsoia) emerge che l’<strong>ingrediente principale</strong>&nbsp;è il latte, scremato reidratato per i coni Sammontana ed Esselunga, fresco per il Cornetto Algida e quelli a marchio Coop e Grom.</p>



<p>Il secondo ingrediente è la panna, presente in percentuali che vanno dal 6,5% al 15%. Altri ingredienti comuni del gelato sono acqua e oli vegetali, oltre naturalmente a zucchero e sciroppo di glucosio.</p>



<p>L’elenco prevede poi granella di nocciole o mandorle, cacao, per la copertura e la variegatura, oltre ad addensanti, emulsionanti e aromi di vario tipo. Tutti gli additivi presenti nelle ricette sono consentiti dalla normativa, alcuni però, come i fosfatidi d’ammonio, sono segnalati come “poco raccomandabili” dalla banca dati sugli additivi di&nbsp;<a rel="noreferrer noopener" href="https://www.altroconsumo.it/alimentazione/sicurezza-alimentare/calcola-risparmia/banca-dati-additivi-alimentari/dettaglio/E442" target="_blank"><em>Altroconsumo</em></a>. I mono- e di-gliceridi degli acidi grassi, utilizzati come emulsionanti in un gran numero di prodotti da forno e dolci industriali, secondo alcuni studi potrebbero alterare il microbiota intestinale e la permeabilità delle pareti dell’intestino. Altri ingredienti poco apprezzabili sono gli aromi indicati senza ulteriore specifica, perché in questi casi si tratta di aromi artificiali.</p>



<p>Dal punto di vista<strong>&nbsp;</strong>nutrizionale, un cono fornisce da 194 (Grom) a 244 (Sammontana) kcal. I grassi rimangono fra 11 e 14 g a porzione e gli zuccheri fra 16 e 20 g, quindi sono alimenti decisamente sbilanciati, troppo ricchi di grassi e zuccheri.</p>



<p><strong><em>Il cono Grom</em> </strong>contiene una quantità maggiore di latte fresco e panna (ingredienti di qualità), ed è privo di additivi “rischiosi”. <strong><em>Il cono Valsoia</em></strong>, invece,&nbsp;ha una ricetta completamente diversa: tra gli ingredienti principali c’è l’estratto di soia (acqua, semi di soia e sale) seguito dallo zucchero, dall’olio di cocco e dallo sciroppo di glucosio. Essendo a base di materia prima vegetale è spesso percepito come un prodotto più salutare, in realtà, con 211 kcal, 11 g di grassi e 18 di zuccheri, il profilo nutrizionale del cono Valsoia non si discosta da quello delle altre marche.</p>



<p>I prezzi dei coni variano in base al marchio: quelli dei supermercati costano circa 5 €/kg, il cono Sammontana 7-8 €/kg, il Cornetto classico circa 9 €/kg, quello Valsoia 9-10 €/kg. Mentre i coni Grom arrivano a costare circa 28 €/kg.</p>



<p>Se l’apporto di grassi e zuccheri potrebbe essere accettabile dopo aver fatto attività sportiva, con questo tipo di ingredienti e numerosi additivi, questi alimenti non sono da consumare quotidianamente o da proporre regolarmente ai bambini per la merenda. Sono numerose, infatti, le ricerche che associano un elevato consumo di alimenti ultratraprocessati a diverse patologie.</p>



<p>Fonte:<a href="https://bit.ly/36S7SfY"> ilfattoalimentare</a></p>
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		<item>
		<title>SICUREZZA ALIMENTARE: PERCHE’ GLI ALIMENTI SI DETERIORANO?</title>
		<link>https://www.studio3job.it/sicurezza-alimentare-perche-gli-alimenti-si-deteriorano/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=sicurezza-alimentare-perche-gli-alimenti-si-deteriorano</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[studio3job]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Jul 2021 08:48:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rubriche sicurezza alimentare]]></category>
		<category><![CDATA[HACCP]]></category>
		<category><![CDATA[SICUREZZA]]></category>
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					<description><![CDATA[Tutti gli alimenti, conservati e non, in tempi più o meno lunghi a seconda della loro natura o delle condizioni di conservazione, sono destinati a subire processi alterativi imputabili ad agenti di natura diversa: &#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160; &#160;• agenti biologici (microrganismi, insetti, animali); &#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160; &#160;• agenti chimici (enzimi); &#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160; &#160;• agenti fisici (calore, luce). L’acqua è essenziale [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Tutti gli alimenti, conservati e non, in tempi più o meno lunghi a seconda della loro natura o delle condizioni di conservazione, sono destinati a subire processi alterativi imputabili ad agenti di natura diversa:</p>



<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;• agenti biologici (microrganismi, insetti, animali);</p>



<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;• agenti chimici (enzimi);</p>



<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;• agenti fisici (calore, luce).</p>



<p>L’<strong>acqua </strong>è essenziale per lo svolgimento delle funzioni vitali dei microrganismi, i quali riescono a svolgere le loro funzioni degradative utilizzando proprio questo elemento presente negli alimenti. Nel gergo tecnico l’acqua viene definita <strong><em>acqua libera</em></strong> che però non corrisponde al contenuto totale di acqua di un alimento.</p>



<p>La riduzione dell’attività dell’acqua può essere effettuata sottraendo acqua dall’alimento mediante evaporazione o essiccazione oppure rendendola indisponibile, “legando” l’acqua totale con sostanze come lo zucchero o il sale da cucina.</p>



<p>Oltre allo sviluppo microbico, il deterioramento degli alimenti può essere dovuto anche all’attività enzimatica. Il <strong>deterioramento enzimatico</strong> modifica le caratteristiche organolettiche (colore, odore, sapore, consistenza) dell’alimento in maniera tale che il prodotto non risulterà più idoneo al consumo umano. Nell’alimento deteriorato è facile osservare evidenti modificazioni del colore, dell’odore, della consistenza e del sapore. Il deterioramento enzimatico non comporta rischi di natura sanitaria, ma dal momento che non è sempre facile capirne l’origine, per precauzione è meglio non assaggiare né consumare tali prodotti.</p>



<p>I microrganismi che deteriorano le conserve possono o no produrre gas. Nel caso in cui la conserva sia stata alterata da microrganismi che producono gas, il contenitore risulterà deformato, oppure al momento dell’apertura sarà evidente la fuoriuscita di gas e, in alcuni casi, anche di prodotto. Cosa più difficile è invece capire se una conserva è stata contaminata da microrganismi che non producono gas e che non determinano evidenti segni di deterioramento.</p>



<p>I microrganismi presenti sugli alimenti possono essere utili o benefici (es. lattobacilli e lieviti responsabili della fermentazione del vino o della birra), oppure indesiderati, come gli alterativi che causano modificazioni tali da rendere gli alimenti stessi inaccettabili per il consumo, e patogeni che provocano malattie. La qualità di un alimento non dipende soltanto dalle sue proprietà organolettiche e nutrizionali ma anche dalla sua salubrità, garantita attuando strategie di produzione e conservazione che lo rendano sicuro dal punto di vista sanitario.</p>



<p>I microrganismi utili o benefici possono essere distinti in due categorie: quelli che favoriscono i processi di trasformazione e quelli che aiutano la costituzione o ricostituzione delle popolazioni batteriche intestinali.</p>



<p>Alla prima categoria appartengono i microrganismi detti “<strong><em>starter</em></strong>” utilizzati per innescare processi come la lievitazione, la fermentazione alcolica, lattica o acetica e i processi di maturazione dei formaggi e dei salumi. Alla seconda categoria appartengono i microrganismi <strong><em>probiotici</em></strong>, ovvero quelli che sono in grado di apportate benefici alla salute, come i lattobacilli e i bifidobatteri.</p>



<p>I microrganismi <strong><em>putrefattivi </em></strong>sono responsabili dei processi di deterioramento delle qualità organolettiche degli alimenti. Sono microrganismi appartenenti a diversi gruppi (sporigeni e non, batteri lattici, lieviti e muffe), che in un alimento causano modificazioni tali da renderlo inaccettabile per il consumo umano.</p>



<p>I microrganismi più comunemente responsabili delle alterazioni delle conserve sono le <strong>muffe</strong> e i <strong>lieviti</strong>.Questi microrganismi si differenziano dai batteri per la loro struttura cellullare più complessa e per le maggiori dimensioni.</p>



<p>I<strong><em> lieviti</em></strong> sono organismi unicellulari. Si diffondono tramite superfici (utensili, salamoia, ecc.) e vettori (insetti, mani, abiti, ecc.). Molte specie sono responsabili del deterioramento degli alimenti (soprattutto vino e prodotti lattiero-caseari), altre, come i saccaromiceti, sono impiegate nei processi fermentativi necessari per la preparazione di alimenti a larga diffusione quali vino, birra, pane, ecc.</p>



<p>Le <strong><em>muffe</em></strong>, invece, sviluppandosi mediante accrescimento apicale, si presentato semplici o ramificate a seconda dei gruppi fungini. In particolari situazioni, alcune muffe sono in grado di elaborare prodotti metabolici secondari (le micotossine), che provocano negli esseri viventi manifestazioni cliniche croniche (raramente acute). In caso di fioritura di muffe sulle conserve, generalmente si tende a rimuovere la contaminazione superficiale visibile e a consumare il prodotto. Questo approccio non è però corretto in quanto la comparsa di muffe nella conserva, anche se potrebbe non comportare implicazioni di carattere sanitario, sicuramente è indice di preparazione o conservazione non idonea.</p>



<p>Altre muffe, invece, non sono pericolose e sono utilizzate volontariamente per conferire agli alimenti alcune caratteristiche specifiche. Basti pensare all’utilizzo di specie come Penicillium roqueforti, per la produzione dei formaggi erborinati tipo il gorgonzola.</p>
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