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PREVENZIONE SUL LAVORO: SOPRALLUOGHI

 “Quando inizi il sopralluogo, non partire dal davanti dello stabilimento, ma dal retro: ti accorgerai se quello che ti fanno vedere è solo facciata o anche sostanza”. 

A riportare questa testimonianza è un intervento al workshop nazionale “La prevenzione del futuro tra conoscenza e partecipazione”, organizzato dalla Società Nazionale Operatori della Prevenzione (SNOP) a Bologna l’11 e 12 aprile 2019.

L’intervento si sofferma sul significato delle espressioni “fare un sopralluogo”, “fare un’inchiesta per infortunio o malattia professionale”, “intraprendere un’iniziativa di educazione alla salute nelle scuole”, “conoscere, informare e comunicare per prevenire”. 

Viene analizzato come gli scenari di maggior pericolo riguardano:

  • macchine con organi in movimento visibilmente non protetti;
  • carichi molto pesanti da spostare a mano;
  • movimenti monotoni indefinitamente ripetuti in linea di montaggio, con ritmi elevati e pause insufficienti;
  • polveri, fumi, vapori, nebbie poco o per nulla aspirati;
  • rischi di incendio ed esplosione sottovalutati e/o gestiti in modo approssimativo;
  • mancanza di protezioni fisiche contro le cadute dall’alto.

Inizialmente il sopralluogo era lo strumento-principe dell’azione pubblica di prevenzione e veniva effettuato ‘a sorpresa’, in modo da cogliere la realtà vera del lavoro in una data azienda, senza alterazioni. Successivamente gli operatori del sistema pubblico di prevenzione hanno iniziato ad occuparsi anche di educazione alla sicurezza e alla salute, informazione, formazione e assistenza.   

Il sopralluogo è ormai considerato poco rilevante e perfino sostituibile;sembrerebbe, quindi, che alcuni ambienti di lavoro possano essere controllati anche senza andarci mai. Ma, alcuni scenari richiedono comunque il sopralluogo e lo integrano in una visione d’intervento organica. 

Caso a) si indica che salvi i casi di emergenza, un sopralluogo va preparato:

  • rendendolo parte di una programmazione mirata all’efficacia;
  • attrezzandosi ad hoc all’interno dei Servizi Pubblici di prevenzione;
  • interloquendo preventivamente con i vari portatori di interesse.

Caso b) si segnala che si potrà obiettare che, con un sopralluogo troppo preparato e troppo comunicato, viene a mancare il ‘fattore sorpresa’: ma questo fattore è davvero decisivo solo in casi in cui si debba cogliere qualcosa che potrebbe essere celato o anche solo alterato in brevissimo tempo. 

Caso c) sottolinea che è importante il modo con cui il Servizio Pubblico si presenta per la prima volta a un’azienda, ai suoi lavoratori, ad altri soggetti aziendali che interverranno man mano. Come prima cosa, si chiede di essere accompagnati direttamente nei luoghi lavoro o ci si accomoda in una stanzetta di riunione in attesa che vengano esibiti documenti di valutazione del rischio, schede di sicurezza, protocolli sanitari etc. Se non si conosce bene una tipologia di ambiente di lavorativo e/ o una specifica azienda, sarà inevitabile seguire un accompagnatore ma ciò non obbliga a rimanere spettatori passivi. 

Caso d) si indica che la fine di un primo sopralluogo è importante quanto il suo inizio. Per concludere è indicare i documenti di cui si vuole che l’azienda produca copia entro una data scadenza, predisporre campionamenti e misure di igiene industriale e organizzare incontri con lavoratori e soggetti aziendali (medici compresi). 

L’intervento si sofferma poi anche sul sistema informativo, pianificazione, allocazione delle risorse, verifica dei risultati e riporta ulteriori indicazioni sul lavoro di sistema su rischi e danni, anche con riferimento al Sistema Informativo Nazionale per la Prevenzione (SINP) e la comunicazione sui rischi e sui danni e i processi educativi. 

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