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STUDIOTRE

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SICUREZZA ALIMENTARE: CONTAMINAZIONE DA FTALATI

L’Agenzia svedese per le sostanze chimiche (ChemSec) ha testato 61 materiali di imballaggio a base di carta e cartone per alimenti svelando che oltre l’80% di questi contiene presenza elevata di DEHP, uno ftalato capace di alterare il sistema ormonale specie nei più piccoli. 

L’Unione Europea, anche in seguito a queste ricerche, ha annunciato l’intenzione di vietare sostanze come il BpA, il bisfenolo A, l’interferente endocrino trovato specialmente nei cartoni della pizza.

Gli ftalati sono sostanze plastificanti usate per rendere più morbida la plastica che probabilmente finiscono nella carta in quanto viene usata anche quella da riciclo. Il DEHP è presente nell’elenco delle autorizzazioni dell’Ue, insieme ad altri prodotti chimici industriali pericolosi, ma le aziende che lo vogliono utilizzare devono richiedere un permesso speciale. Il suo utilizzo, infatti, è vietato in molti prodotti come giocattoli e articoli per linfanzia. Ritroviamo la sua presenza, però, in molti altri materiali compresi stranamente anche quelli di imballaggio per alimenti.

Le sostanze chimiche sono presenti maggiormente negli alimenti grassi e/o acidi; anche il calore fa la sua parte nel favorire il passaggio dal contenitore al contenuto di sostanze come ftalati e bisfenoli. 

Non solo la ChemSec ha condotto studi su materiali di imballaggio ma anche la University of Washington School of Medicine. Secondo questa ricerca pubblicata sulla rivista Environmental Health, le carni confezionate, in particolare il pollame, il latte intero, la panna, le margarine e alcuni oli da cucina contengono alte concentrazioni di queste sostanze pericolose.

Gli studiosi americani ipotizzano che gli ftalati possano migrare dai materiali in PVC come i tubi utilizzati nel processo di mungitura, i film per l’imballaggio alimentare, i guanti utilizzati nella preparazione degli alimenti, i nastri trasportatori. Questi composti si trovano anche negli inchiostri da stampa e negli adesivi sugli involucri alimentari.

I ricercatori hanno stilato una serie di consigli per ridurre al minimo l’esposizione a queste sostanze: acquistare prodotti a basso contenuto di grassi, come latte scremato e formaggi magri; evitare panna, latte intero e carni grasse; acquistare frutta e verdura fresche o congelate; evitare cibi in scatola e trasformati; ridurre al minimo l’uso di prodotti per la cura personale che contengono ftalati (ad esempio le creme cosmetiche). Utilizzare vetro, acciaio inossidabile, ceramica o legno per conservare alimenti invece di materiali in plastica.

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