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SICUREZZA ALIMENTARE: COVID-19 E AGROALIMENTARE

CREA Politiche e Bioeconomia ha realizzato un rapporto dal titolo “Valutazione dell’impatto sul settore agroalimentare delle misure di contenimento Covid-19”.

Le simulazioni riportate in questo studio riguardano il settore agroalimentare che, negli ultimi mesi ha visto crollare la produzione alimentare con una perdita di oltre 1,5 miliardi a causa della chiusura di bar, ristoranti, pizzerie, agriturismi. Il lungo periodo di chiusura ha pesato su molte imprese dell’agroalimentare Made in Italy, dalla carne al pesce, dal vino alla birra, dalla frutta alla verdura ma anche su salumi e formaggi di alta qualità.

Lo studio effettuato da CREA, che si riferisce ad un orizzonte temporale di medio periodo, impiega per la simulazione modelli quali AGMEMOD e CAPRI, due modelli econometrici ben consolidati nell’analisi dei trend del settore agroalimentare.

Nei modelli sono stati ipotizzati scenari alternativi di riduzione del PIL compresi in un intervallo che va da -1,5 a -5 punti percentuali, sulla base delle indicazioni inizialmente fornite dai diversi studi internazionali. Di fatto tale riduzione risulta oggi sottostimata, per cui gli effetti potrebbero essere amplificati in una misura incerta in quanto dipendenti dalla durata del lockdown. All’interno dei modelli, il calo della domanda dell’Horeca è catturato dalla contrazione del PIL. Laddove, come prevedibile, il calo del valore aggiunto nel settore della ristorazione fosse maggiore rispetto alla variazione del PIL, considerato il peso del settore sugli acquisti totali di prodotti agroalimentari, i riflessi in termini di domanda e di reddito sul settore agroalimentare sarebbero amplificati.

I risultati di AGMEMOD evidenziano un calo fino al 2023, rispetto alle previsioni pre-COVID, soprattutto dei consumi di mele e di latte; quelli di carni, formaggi, cereali e derivati risulterebbero in linea, o in leggero calo, rispetto alle precedenti stime. La bassa elasticità della domanda dei prodotti agroalimentari, come nella crisi del 2008-09, permette al settore agroalimentare di rispondere meglio alle crisi economiche rispetto ad altri settori produttivi.

I risultati del modello CAPRI mostrano una riduzione consistente del reddito agricolo (per ettaro) e zootecnico (per capo allevato), in entrambi i casi superiore all’ipotizzata variazione del PIL. Il comparto zootecnico sarebbe maggiormente colpito dal calo di redditività. In confronto agli altri paesi europei, il settore agricolo italiano sembra, comunque, meglio sopportare lo shock pandemico, probabilmente per il peso rivestito dal settore ortofrutticolo che risentirebbe in misura minore di altri comparti della crisi di reddito.

Qui è possibile scaricare e consultare l’intero rapporto di valutazione.

Fonte: crea.gov.it

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