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SICUREZZA SUL LAVORO: MOTIVARE IL LAVORATORE AL CAMBIAMENTO

Il datore di lavoro dispone di strumenti giuridici che gli consentirebbero di fare applicare regole e normative, ma molto spesso la posizione di privilegio riconosciuta dal lavoratore, gli impedisce azioni di richiamo: questi strumenti spesso conducono a vertenze sindacali e talvolta assumono la connotazione di forme di mobbing.

Cosa genera questa resistenza ai comportamenti corretti?

  1. La mancata percezione del pericolo alterata da fattori come stanchezza, monotonia, ripetitività, il rumore di fondo, le condizioni micro-climatiche, gli sforzi fisici o mentali, la velocità nelle azioni, i turni ecc.
  2. Mancanza di conoscenza a causa di scarse informazioni e di poca e inadeguata formazione.
  3. La mancanza di esperienza che conduce spesso a errori di valutazione o sottovalutazione di alcuni comportamenti in situazioni considerate non pericolose.
  4. Il sentirsi esperti e l’assenza di precedenti che porta all’illusione di essere invulnerabili, mentre la salute e l’incolumità vengono vissuti come scontati.

L’informazione e la formazione, da sole, non sono sufficienti a sopperire ad atteggiamenti individuali e abitudinari che conducono il lavoratore ad essere esposto a rischi e pericoli per lui ritenuti insignificanti. Per questo, la formazione esperienziale con affiancamento sul posto di lavoro (con controllo giornaliero dell’operatività) è essenziale per far assumere atteggiamenti adeguati alla tipologia di lavoro da svolgere.

È fondamentale che i lavoratori pensino in modo preventivo, partecipino attivamente nei processi decisionali e nella loro responsabilizzazione: i lavoratori devono diventare promotori attivi di idee e suggerimenti sui processi di sicurezza, nell’individuazione delle problematiche e delle soluzioni.

Come motivare, quindi, il lavoratore al cambiamento?

Prochaska e Diclemente, hanno identificato i processi coinvolti nel cambiamento:

processi cognitivo-esperienziali:

  1. aumento della consapevolezza,
  2. attivazione emotiva,
  3. auto-rivalutazione,
  4. rivalutazione ambientale,
  5. liberazione sociale.

processi di tipo comportamentale sono:

  • auto-liberazione,
  • controllo dello stimolo,
  • contro-condizionamento,
  • gestione del rinforzo,
  • gestione delle relazioni d’aiuto

Fonte: Occhio alla sicurezza

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