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SMART WORKING

Lo Smart Working (o lavoro agile) se utilizzato nel modo giusto, può rappresentare in prospettiva il nuovo welfare aziendale, una svolta nel mondo del lavoro.

Ma cosa significa Smart Working?

L’Osservatorio del Politecnico di Milano lo definisce “una nuova filosofia manageriale fondata sulla restituzione alle persone di flessibilità e autonomia nella scelta degli spazi, degli orari e degli strumenti da utilizzare a fronte di una maggiore responsabilizzazione sui risultati”.

Secondo i risultati dell’Osservatorio il 58% delle grandi imprese ha già introdotto iniziative concrete. Anche la PA nell’ultimo anno ha fatto grandi passi in avanti verso un modello di lavoro “smart”: oggi il 16% delle pubbliche amministrazioni ha progetti strutturati di lavoro agile.

Per il Ministero del Lavoro, lo Smart Working è un modello organizzativo che interviene nel rapporto tra individuo e azienda che propone autonomia nelle modalità di lavoro, rimuovendo vincoli quali la postazione fissa o l’open space, per favorire i principi di personalizzazione, flessibilità e virtualità. È una modalità che aiuta il lavoratore a conciliare i tempi di vita e lavoro e, al contempo, favorire la crescita della sua produttività.

Un progetto di Smart Working è un processo basato su approcci strategici che puntano sull’integrazione e sulla collaborazione tra le persone e tra le organizzazioni, in generale. È un processo di cambiamento complesso che richiede di agire contemporaneamente su più leve e che deve partire da un’attenta considerazione degli obiettivi, delle priorità e delle peculiarità tecnologiche, culturali e manageriali dell’organizzazione.

Una delle leve è quella legata alle policy organizzative, ovvero le regole e linee guida relative alla flessibilità di orario, di luogo di lavoro e alla possibilità di scegliere e personalizzare i propri strumenti di lavoro. Poi ci sono le tecnologie digitali che possono abilitare nuovi modi di lavorare, facilitare la comunicazione, la collaborazione e la creazione di network di relazioni professionali tra colleghi e con figure esterne all’organizzazione. Anche il layout fisico degli spazi di lavoro, inteso come configurazione degli spazi, ha un impatto significativo sulle modalità di lavoro delle persone e può condizionarne l’efficienza, l’efficacia e il benessere delle persone nel contesto lavorativo. Infine ci sono i comportamenti e gli stili di leadership, legati sia alla cultura dei lavoratori e al loro modo di lavorare, sia all’approccio da parte dei capi all’esercizio dell’autorità e del controllo.

Lo Smart Working diventa una misura da adottare in casi di emergenza, come quella che negli ultimi giorni ha colpito anche il nostro Paese: il Coronavirus.

Nelle aree maggiormente colpite dall’epidemia, Lombardia e Veneto, lo Smart Working è stato adottato per cercare di ridurre al minimo le possibilità di contagio con responsabilità sociale, pur portando avanti le proprie attività. Anche in Italia per arginare il dilagare del Corononavirus si ricorre al lavoro agile che, grazie a un decreto attuativo approvato d’urgenza, è applicabile da subito, anche senza un accordo preventivo con i dipendenti. In particolare, il decreto attuativo del 23 febbraio 2020 n.6 prevede “la sospensione delle attività lavorative per le imprese […] ad esclusione di quelle che possono essere svolte in modalità domiciliare ovvero in modalità a distanza”. 

Anche le istituzioni, quindi, sono ormai consapevoli di quanto oggi sia importante dare la possibilità ai dipendenti di lavorare in modo flessibile; cambiano i paradigmi di spazio-tempo: l’ufficio, inteso come spazio fisico, assume un’importanza relativa perché le tecnologie hanno reso il lavoro mobile. Quello che conta è l’obiettivo e il minor tempo per raggiungerlo, poco importa se in ufficio o altrove. 

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